Modello 20 giorni di congedo di paternità

L'iniziativa intende introdurre un congedo di paternità pagato secondo l'esempio del congedo di maternità. Conformemente al testo dell'iniziativa la durata di tale congedo dovrebbe essere di almeno quattro settimane, il che equivale di norma a un'assenza di 20 giorni lavorativi. A differenza del congedo di maternità, si intende applicare il principio secondo cui il congedo di paternità venga percepito in maniera flessibile entro un anno dalla nascita del bambino. La flessibilità vale sia per il momento della fruizione, sia per la ripartizione: pertanto, dovrebbe essere altresì possibile percepire il congedo di paternità come singoli giorni di libero dal lavoro. La ragione alla base della flessibilità è che il congedo di paternità dovrebbe poter essere percepito anche sotto forma di lavoro a tempo parziale (ad esempio con la riduzione del grado di occupazione dal 100 percento all'80 percento per un periodo di 20 settimane). Un'altra possibilità consiste altresì nel ripartire il congedo in due settimane consecutive di vacanza dopo la nascita e il resto dei giorni singolarmente ad hoc. Il congedo di maternità pari ad almeno 14 settimane rimane assolutamente immutato.

Tutte le informazioni qui:
http://www.congedo-paternita.ch/

 

Con anche il sostegno del sindacato Syna:
https://syna.ch/it/migrazione





 

In Svizzera molte persone potrebbero richiedere la cittadinanza svizzera, ma per varie ragioni non l’hanno ancora fatto. Chi vuole esercitare i propri diritti politici dovrebbe però farlo prima dell’entrata in vigore della nuova legge sulla cittadinanza (2018), perché quest’ultima crea nuovi ostacoli.

Svizzeri senza diritti

Chi vive in Svizzera deve anche avere voce in capitolo su quanto accade nel nostro paese. Chi ha gli stessi doveri di tutti gli altri deve avere anche gli stessi diritti. Eppure la legislazione  svizzera riduce le migranti e i migranti a cittadini di seconda classe, poco importa se vivono in Svizzera da parecchio tempo o se vi sono persino nati e cresciuti. Di fatto sono svizzeri senza passaporto rossocrociato e quindi senza la possibilità di esercitare appieno i propri diritti. Negli ultimi anni la loro situazione giuridica si è deteriorata, ad esempio in seguito all’applicazione dell’iniziativa sull’espulsione che può privare del permesso di soggiorno anche persone che si sono rese colpevoli di delitti di poco conto.

Quasi un milione di persone direttamente interessate

In Svizzera sono 900‘000 le persone che soddisfano i criteri di naturalizzazione. 180‘000 sono nate qui e 120‘000 sono venute nel nostro paese quand’erano bambini o adolescenti. Queste persone plasmano la nostra società e sono parte integrante della Svizzera.

Incoraggiare una cultura dell’accoglienza

La Svizzera dovrebbe avere tutto l’interesse a fare di queste persone dei cittadini emancipati ed attivi. Ciò presuppone tuttavia che le autorità segnalino ai migranti che sono i benvenuti in Svizzera e che la loro naturalizzazione è nell’interesse di tutti. I Cantoni Basilea Città, Ginevra e Vaud hanno dato il buon esempio, invitando tutti i loro cittadini senza passaporto svizzero a presentare una domanda di naturalizzazione, se soddisfano le premesse necessarie.

La cittadinanza è un diritto, non un privilegio

È altrettanto importante che le migranti e i migranti facciano domanda di naturalizzazione per esercitare appieno i propri diritti politici. Questa necessità è resa ancora più urgente dall’entrata in vigore, nel 2018, della nuova e più severa legge sulla naturalizzazione, che introdurrà nuovi ostacoli.

Link alla campagna di UNIA.

 

Su ispirazione della Women’s March on Washington, il 18 marzo si terrà a Zurigo una marcia delle donne.

Unia sostiene questo evento sotto il profilo sia ideale che finanziario e rivolge un accorato appello ai propri membri affinché sia garantita una numerosissima partecipazione.


Appuntamento: ore 13.30, Helvetiaplatz, Zurigo

Per i diritti di tutte le donne!

Dimostriamo assieme a migliaia di donne per i nostri diritti:

  • parità salariale
  • rendite eque
  • conciliabilità di famiglia e lavoro
  • solidarietà e rispetto!

Le rivendicazioni avanzate da Unia si iscrivono idealmente nel solco del Movimento femminile internazionale. Vi sono motivi ampiamente sufficienti per una grande e potente manifestazione femminile, con o senza Pussyhat!

Più info qui.

 

 

(Foto Keystone)

Segnaliamo qui degli articoli riguardanti l’esito del referendum sulla facilitazione della naturalizzazione svizzera per i giovani stranieri di terza generazione:

SwissInfo.ch: Naturalizzazione agevolata: la quinta volta è "quella buona"

Tages Anzeiger: Ausländer der 3. Generation werden leichter eingebürgert

ZDF: Einwanderer-Enkel: Leichter zum Schweizer Pass

Die meisten sind Italiener

Einer Studie des Einwanderungsministeriums zufolge erfüllen derzeit weniger als 25.000 Menschen die Kriterien für eine erleichterte Einbürgerung. Fast 60 Prozent von ihnen haben italienische Wurzeln, gefolgt von Migranten aus den Balkan-Ländern und der Türkei.

Die Voraussetzungen für eine Einbürgerung bleiben unverändert: Die Kandidaten müssen eine der vier Landessprachen - Deutsch, Italienisch, Französisch oder Rätoromanisch - beherrschen und die Gesetze und Grundwerte der Verfassung akzeptieren. Sie müssen in der Schweiz geboren sein und mindestens fünf Jahre dort zur Schule gegangen sein.

Außerdem dürfen sie höchstens 25 Jahre alt sein. Zudem muss ein Elternteil zehn Jahre in der Schweiz gelebt haben und mindestens fünf Jahre dort zur Schule gegangen sein. Schließlich muss ein Großelternteil eine Aufenthaltserlaubnis für die Schweiz besitzen oder dort geboren worden sein.

Für ein "Ja" hatten sich alle großen Parteien mit Ausnahme der SVP eingesetzt. Sie betonten, es gehe um eine Selbstverständlichkeit. Die Enkel von Einwanderern hätten kaum eine Verbindung zum Herkunftsland, ihre Heimat sei die Schweiz.”

 

I limiti di una lettura razzista e l’esigenza di una risposta internazionale di classe

Il 29 novembre 2009, gli elettori svizzeri accettavano l’iniziativa popolare : “Contro la costruzione di minareti”. Questa iniziativa, destinata ad avere ampio risalto nelle testate giornalistiche di tutta Europa, iscriveva nella Costituzione Federale l’esplicito divieto di edificazione delle caratteristiche “torri” dalle quali i muezzin sono soliti chiamare alla preghiera i fedeli mussulmani. All’epoca della votazione esistevano in Svizzera, ed esistono tuttora d’altronde, quattro moschee provviste di minareto, nessuna delle quali eseguiva appelli pubblici alla preghiera.